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Mouseland

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Pubblicato il: 23 gennaio 2012

Carissimi internauti, grazie alla segnalazione di mio cugino Daniel, ho visto su Internet un video, di un discorso tenuto ad un congresso da parte di Tommy Douglas, nel 1962.

Tommy Douglas è stato un leader del primo governo socialista eletto nell’America del Nord e padre fondatore di Medicare, il sistema medico pubblico ancora oggi in vigore in Canada, ma per maggiori informazioni su di lui, consultate Wikipedia.

(continua…)

In questo paese…

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Pubblicato il: 22 dicembre 2011

Esiste un paese nel mondo che in questo momento si trova in fortissima difficoltà. L’obiettivo di questo articolo è quello di farvi capire quale sia, sperando che sia di monito a qualcuno che passa da questo sito per caso o che invece mi segue quotidianamente…

(continua…)

Democrazia 2.0

Categorie: About me, Curiosità
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Pubblicato il: 18 ottobre 2007

Similarmente a quanto ho scritto in occasione di una mia riflessione sull’istruzione, adesso mi soffermo a parlare di democrazia.

Mi sono sempre chiesto, ma come mai non ho MAI la minima possibilità di potere affermare la mia opinione (io come tanti altri) su argomenti inerenti la mia città, o la mia nazione e soprattutto perchè non vengono risolti radicalmente problemi reali della popolazione, specialmente se condivisi? Ovvero, dov’è finito il potere popolare?

Certe volte rifletto e mi chiedo, dove vanno a finire le tasse che paghiamo? Chi ne usufruisce e per cosa? Perchè non viene chiaramente specificato a tutta la nazione, magari utilizzando mezzi di comunicazione di massa, dove finisce il lavoro che ci sottraggono?

Non lo so, ma posso intuirlo. Chi mi fa incazzare non è tanto il ladro, che è cattivo a prescindere, ma chi non impedisce che il ladro rubi.

Odio anche chi dice che i movimenti che tentano di riformare le cose siano “antipolitici” e che mirino a destabilizzare, è vero l’opposto. Il sazio non ha mai creduto al digiuno, ma il digiuno (i TANTI digiuni) possono prendere il sazio e gettarlo dalla finestra, devono solo rendersi conto di poterlo fare davvero. Se un uovo è coperto di cacca.. non puoi non pulirlo per la paura di romperlo.. perchè altrimenti puzzerà sempre di più. Meglio togliersi il dente malato il prima possibile.

Tante, ma proprio tante persone, alle mie prediche evangeliche in merito al signoraggio e alla corruzione politica e alla volontà di riformare il sistema, mi manifestano solidarietà, ma mi chiedono (ed è una pietra conficcata sulla schiena): “cosa possiamo fare per cambiare tutto questo?”.

Io rispondo quello che posso, per lo più dico di informare le persone, ricevendo sorrisi, sguardi di comprensione o auguri.

Le persone più anziane, specialmente quelle che non hanno mai conosciuto internet o non ne capiscono la potenza, mi dicono che è impossibile cambiare il sistema. Amici, il v-day è stato solo un ruttino popolare… L’urlo deve ancora arrivare, e sento nel mio cuore che sarà immanente ed imminente e sarà peggio dell’apocalisse.

A questo punto cosa fare? Perchè non proviamo a fare un tentativo di ricostituzione, anche astratta e sommaria dei rapporti tra i cittadini e le istituzioni? Perchè non proviamo a fare un ipotesi su qualcosa? Eccola qui.

Schema Democrazia 2.0
Immagine realizzata da Daniel Gentile

Consideriamo l’immagine precedente. E’ composta da 11 insiemi concentrici, vediamo cosa rappresentano.

Si parte dal nucleo familiare, salendo attraverso condomini, isolati, quartieri, circoscrizioni, città, provincie, regioni, nazioni…

La suddivisione in se non è importante, ma è importante capirne il senso. Queste istituzioni, sono concentriche, ovvero EREDITARIE. Proviamo a considerarle
come se usassimo termini informatici. Ogni condominio deve autoregolamentarsi in base alle singole famiglie, più delle caratteristiche che non sono presenti nelle singole famiglie, che vanno controllate dalle famiglie stesse. Gli isolati vanno gestiti dai condomini, più delle entità non riconducibili ai condomini, che vanno comunque subordinate ad essi. I Quartieri vengono gestiti dagli isolati più da altre entità non riconducibili ad isolati, che comunque rappresentano beni comuni, che vanno subordinati a catena dagli isolati, dai condomini e quindi, dalle famiglie.

La stessa cosa è da farsi anche a livelli più alti. Le circoscrizioni, che sono delle entità che rappresentano delle parti di una città che ha almeno 20.001 abitanti, devono essere gestite non da consigli fatti da persone elette da qualcuno (e non da altri) ma da tutti. Col modello ricorsivo appena visto. Le circoscrizioni vanno controllate dai quartieri, che si rifanno sugli isolati.

Idem per comune e provincia. Il comune deve essere gestito tramite le decisioni dei consigli di circoscrizione. Le realtà cittadine coopereranno per la costruzioni di regioni più sane, più AUTONOME e più correlabili per la creazione di una politica nazionale.

Cosi si potrebbe ridurre drasticamente la pressione mafiosa, tramite azione delle persone direttamente dal basso che potrebbero evitare coinvolgimenti particolarmente dannosi per la comunità.

Ogni sottoinsieme avrebbe dei suoi compiti. Vediamo quali. Le famiglie dovrebbero gestire, tramite interazioni tra di loro, la maggior parte del lavoro locale per una singola persona, come una rete neurale! Semplicemente una famiglia si muoverà in locale con altre famiglie per la propria necessità intrinseca, a meno che non abbia bisogno di un servizio di ordine superiore, come avviene già.

I condomini servirebbero per gestire localmente gruppi di famiglie e gestire spazi comuni a gruppi limitati, servizi di primaria necessità come ad esempio l’acqua o gli spazi verdi, come del resto già avviene.

Le circoscrizioni potrebbero servire e curare e controllare i beni comuni, le aziende locali (panifici, salumerie…) e l’igiene pubblica.

Il concetto è che concentricamente, si può operare soltanto su quelle parti non più esaminabili dal basso, mentre invece attualmente avviene qualcosa di diverso, viene centralizzato e controllato da qualcuno il controllabile, che può essere tranquillamente delegato al basso. Un esempio su tutti? Perchè devo pagare le tasse per la sanità generica? Non posso a livello circoscrizionale o comunale, sovvenzionare gli ospedali limitrofi, in modo che si occupino di migliorare i propri servizi? Nel caso in cui qualche ospedale dovesse avere particolari esigenze, si fa un comunicato in cui una percentuale delle tasse nazionali (che dovrebbero continuare a rimanere ma in forma NETTAMENTE più lieve) andrebbe data a chi ha più bisogno, ponendo in primis la crisi e in secundis l’innovazione.

Questo schema di democrazia permetterebbe chiaramente alla popolazione di avere una vita politica chiara e realmente coinvolgente, a tutti i livelli. E’ chiaro che non si può fare un consiglio nazionale con tutti gli aventi diritto di voto d’Italia, ma spero di non essere frainteso, la mia non è democrazia diretta completa, ma strettamente piramidale. Gerarchica, ereditiera, coinvolgente.

Avere una struttura del genere, permette una modalità di rappresentanza di tipo Round Robin. Per chi conosce un minimo di sistemi operativi, la modalità round robin vuole che in un gruppo di persone, il potere venga dato a turno ciclicamente. Come avviene (?) per la presidenza della comunità europea. Si potrebbe anche installare una modalità di preemption. Se non operi concretamente, salti il turno. E’ un buon compromesso temporale al limite di due legislature di Grillo. Con un medio quanto temporale, non si cestinerebbero i bravi politici, ma li si intercambierebbero costantemente, con un concetto di acquisizione di priorità e che localmente verrebbero giudicati, con sistema proporzionale.

Una delle grandi piaghe della nazione, ma che nessuno e dico nessun politico ha mai voluto comunicare apertamente, è il debito pubblico. Che affligge tutte le nazioni, chi più (noi) chi meno (altri). La sola esistenza dell’euro, con le modalità che viviamo tutt’oggi, fa si che succedano suicidi perchè non si riesce a pagare il mutuo per la prima casa. Che non sia normale una cosa del genere, è ovvio. Che possiamo cambiarlo, forse è un pò meno ovvio, vediamo come.

Scendiamo giù giu giù fino ai livelli circoscrizione e comune. Notiamo che i generi alimentari e principali, possono essere acquistati quasi tutti nella stessa città. Questo è un dato di fatto. C’è un modo per localizzare psicologicamente l’economia? Certo, ed è anche un modo per non aumentare il debito pubblico, tale metodo è la moneta locale.

Per moneta locale si intende una moneta a valore non legale, ma popolarmente accettato (e quindi questo basterebbe a dire legale) che si accosta, e localmente sostituisce la moneta nazionale. Tale moneta locale permette di comprare prodotti in loco, incrementando l’economia della zona che ne usufruisce. E’ stato il caso dei francobolli SIMEC del Prof. G. Auriti.

Tali monete locali dovrebbero gradualmente sostituire l’euro. Non avrebbero copertura aurea, esattamente come avviene per l’euro e per qualsiasi altra moneta mondiale! Del resto perchè non ammetterlo, le banche adesso sono solo delle tipografie e delle battitrici di numeri. Se lo può fare una banca chiedendomi l’anima, perchè non può farlo un consiglio di circoscrizione cercando il reale bene dei cittadini?

Esattamente come gradualmente passeremo dall’ip versione 4, all’ip versione 6, potremo riuscire a passare da un economia monetaria parassitaria, ad una economia creditizia. Tutti i problemi diminuiranno la loro complessità, e molti di essi in locale, potranno essere risolti.

Cominciamo intanto con il non pensare alla legge come qualcosa di vincolante le nostre libertà, la legge non vincola, ma regola, che è diverso. Se qualcuno approfitta di leggi create per lui stesso, allora il popolo deve ribellarsi. Non voglio incitare alla forza, ma all’autorevolezza. Occorre colpire il cuore, il mondo politico, dal basso verso l’alto.

INTERNET NON E’ SOLO MAIL, CHAT E EMULE. INTERNET E’ UN MEZZO DI CORRELAZIONE TRA POPOLI, IMPARIAMO A SFRUTTARE LE RETI CIVICHE. Non dimentichiamolo mai.

Istruzione 2.0

Categorie: About me
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Pubblicato il: 22 settembre 2007


Se c’è una cosa che mi ha profondamente cambiato è stato proprio il V-day.

Non semplicemente perchè mi ha aperto gli occhi su come sia sporco il parlamento italiano, ma perchè mi fa riflettere su molti altri campi.

Mi ha soprattutto aperto gli occhi su come non siamo controllori della nostra vita, su come la viviamo stressati e succubi di regole di cui non abbiamo la minima voce in capitolo, e che dobbiamo palesemente accettare, a volte senza nemmeno considerare un alternativa a carattere globale, perchè “è un problema di un altro” o perchè “non è una cosa che mi riguarda” o perchè “adesso magari il sistema lo cambi tu?”.

Per esempio, io non considero più l’istruzione adeguata, almeno nelle sue modalità. Sono sempre più convinto che il voto sia solo un numero e che sia una valutazione soggettiva (e come tale, opinabile) della preparazione su un argomento.

Tantissime sono state le persone che nell’arco della mia vita studentesca, mi hanno superato per erudizione piuttosto che per acume e reale preparazione. Devono passarmi davanti anche nella vita, nel lavoro e nei rapporti sociali?

A cosa serve etichettare una persona? Perchè una persona deve appartenere ad una classe di individui caratterizzata dal voto? Una persona che prende 88 (come me) alla maturità è meno preparata, intelligente e sveglia o sa meno di una che ha preso 100?

Scusatemi, ma non mi ci trovo proprio, la meritocrazia non si deve basare su un numero, ma sulle capacità, che non sono etichettabili da una singola persona o da un singolo gruppo, specialmente se di piccole dimensioni numeriche. Tale capacità non deve essere quantificata, ma deve essere confrontata e bisogna sempre metterla in discussione.

Il mio discorso non si basa sulla mancanza generica di docimologia, ovvero sulla mancanza di scelta oculata e razionale dei criteri di valutazione, perchè sono convinto che molti professori (non tutti) siano in grado di attribuire un voto basandosi su una moltitudine di parametri e che essi sappiano quando effettivamente una persona ha raggiunto le competenze per andare avanti e quando è necessario che cambi testa per proseguire, o si sforzi di più. Ma a questo punto a cosa servono i numeri?

Questo metodo creerà sempre scompensi, perchè tenderà non tanto a facilitare chi ha la testa, ma chi riesce a fare meglio le cose al momento, spesso senza lungimiranza e visione complessiva delle cose. Questo perchè si studia qualcosa che spesso non si vuole imparare, che non ha attinenza con il proprio io (mi si dice dalla regia, che è necessario, ma per quale motivo se poi le competenze richieste dall’azienda sono fortemente settoriali e vincolanti?) e perchè non si ha una corrispondenza democratica (e non la si avrà mai) tra preparazione e voto.

L’istruzione deve essere condivisione delle competenze, non etichettamento ed insegnamento forzato di qualcosa.

La cosa che più mi fa riflettere è una. Tutte le aziende informatiche con cui ho avuto il piacere di colloquiare, mi fanno tranquillamente notare che, a prescindere dal voto di laurea, effettuano dei loro test di valutazione e dei loro corsi di formazione. Piccolo esempio, se tu prendi 30 in una materia che incorpora il Java, l’azienda ti fa tranquillamente un corso di java, cosi come non è rilevante il fatto che tu l’abbia studiato o meno, almeno per gli ingegneri della triennale.

Il fatto è che se non sei nel campo della ricerca (bistrattato in italia) il tuo voto conta come il due di coppe, ma non con la briscola a mazze, ma con le carte francesi.

La maggior parte dello studio viene fatto non sfruttando la rete, non sfruttando mezzi enciclopedici come Wikipedia, i forum di discussione, che ci permetterebbero di risparmiare libri, di chiarirci i dubbi, di imparare seriamente.

Perchè non posso essere libero di pensare io a quello che voglio studiare? Di potermi creare un piano di studio autonomo, studiando materie in cui posso rendere meglio e spaziando in più campi?

Io per esempio sono un appassionato di streaming, di internet, di lingue straniere europee, di giornalismo, politica e manualistica. Ho aumentato le cose in cui sono competente con il tempo, condividendo idee. La rete ha aperto la mia mente e soprattutto mi permette di essere immediatamente a conoscenza di informazioni (e quindi sia erudizione che conoscenza) che sarebbero rimaste oscure per me senza internet.

Perchè non posso crearmi una cultura, studiando materie (con le dovute propedeuticità) che mi portino ad avere una competenza multidisciplinare?

Sono tutte domande a cui non so darmi risposta.

Ecco perchè penso ad un istruzione 2.0, ovvero ad una rete di sviluppo della conoscenza incentrata sull’individuo e non sul programma, non sul titolo.
Perchè non dovrebbe importare nulla essere chiamato ingegnere se questo significa avere la mente tarata e chiusa a determinati campi d’azione e di pensiero, ma ovviamente questa è solo la mia opinione.

Non mi laureerò con 110 e lode, eppure spero questo non sia un deterrente per la mia voglia di essere qualcuno. Ho sempre rifiutato le cose statiche, il dovere imparare in questo modo e l’essere costretto a fare qualcosa, anche studiare cose che non reputo siano adatte a me.

Di vita ne ho una sola, voglio viverla come credo sia più corretto secondo alcuni canoni, i miei.

Non è cambiato niente

Categorie: Attualità
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Pubblicato il: 7 agosto 2007


Almeno dall’estate 1992.
Una delle cose che più mi fa ruotare le palle è quando qualcuno offre la sua vita per niente, o viene dimenticato prontamente. Eppure stamattina è cosi che mi sono sentito, come se fossi dotato di spin irrefrenabile alle mie parti inferiori. La mia terra è spesso vittima di pregiudizi, si pensa che sia una terra di mafiosi e gente accondiscendente, che non ci importi nulla dello stato e che si viva nella perenne illegalità, a spese del nord che lavora per noi.

Sono decenni ormai che i siciliani (non tutti purtroppo) cercano di far cadere questo preconcetto stupido e non veritiero. Purtroppo, non riusciamo a scrollarci questa etichetta di dosso, e posso portarne le prove, e sono tante. Nonostante io adesso le elenchi tutte, sembreranno sempre poche e casuali, ma a me ogni volta si stringe il cuore, sembreranno ilari, ma io non ho mai riso quando è capitato.

  • Non ho riso quando sulla nave, muovendomi in Grecia, una donna disse ad un mio amico, “Palermo, Dangerous! Maffffia!” Ecco, lui rise, io no.
  • Non ho riso quando a Barcellona, dissi ad un venditore che ero di Palermo e lui rispose.. ah “Meffia…”
  • Non ho riso quando hanno straeletto Cuffaro come Governatore della Sicilia.
  • Non ho riso quando l’altro ieri notte, un negozio vicino casa mia, è stato fatto bruciare a lungo.

Di quest ultimo punto, mi preoccupa più del fatto in se, il modo in cui mi è stato più volte raccontato. Quello che mi ha fatto letteralmente scandalizzare, è il sentirmi rispondere alla richieste di spiegazioni con un secco: “Be, non avrà pagato il pizzo!”

Parenti, amici, conoscenti, concittadini, siciliani, la mafia ha le sue fondamenta sul giustificazionismo, qualsiasi male ha le sue fondamenta sull’accettazione senza remore da parte della popolazione.

Purtroppo la mafia in sicilia, e in generale le mafie in italia, sono qualcosa che non può essere controllato e vinto con dei meri fenomeni di repressione.. è come spingere il masso enorme di Sisifo. Ricadrà sempre al punto di partenza.

Avere la mafia, per l’industria, per il commercio, è come avere un motorino con entrambe le ruote bucate. Possiamo gonfiarle cento, mille volte, ma il propietario del motorino non ha visto risolti i suoi problemi, li ha solo allontanati per un pò, un pò che può essere un giorno, un anno oppure una vita.. E non gli viene garantito di non avere problemi, come il rogo successo poco prima.

Penso che più di me, siano incazzati i ragazzi di Addio Pizzo, che questa di certo non se la aspettavano e sicuramente sarà loro motivo di profondo sconforto, profonda riluttanza, e speriamo di no, profondo e sentito desiderio di abbandono.

Siciliani, non demordete. Se lo sforzo non sarà visibile ai vostri occhi, lo sarà ai vostri figli.

Tempo fa credevo che la mafia si sarebbe autocombusta per mezzo della tecnologia, che avrebbe sempre di più limitato il campo di azione di antichi boss e antiche cose, anche, anzi soprattutto, grazie ai giovani. Mi sono accorto maturando un pò che questo non è possibile, perchè la mafia non sparisce, si trasforma come il tempo e come le conoscenze e i costumi degli uomini. I modi cambiano, le abitudini, le vittime e i delitti cambiano. Cambiano le scene, ma non cambia la mentalità.

Il modo per potere sconfiggere la mafia è solo ed esclusivamente quello ad personam. Occorre smontare il pensiero di sopraffazione, creare cultura della dignità e del rispetto delle persone, prima di un fantomatico padrino.

Questo non è utopismo o mancanza di praticità. Non sono i discorsi di un bambino. Sono solo i discorsi di una persona che da un occhiata al suo futuro dove lo vorrebbe, ovvero qui, riflette e lo vede chiaramente sporco di merda.

Dite no, a qualsiasi compromesso. Salvate la vostra dignità di persona. Dite NO AL PIZZO!

Riappropriamoci della cultura

Categorie: Curiosità
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Pubblicato il: 26 luglio 2007

SIAE
Mi limito semplicemente a copiare il testo di un txt trovato casualmente su Emule.. c’è tanta verità qui dentro.. forse tanti numeri non corretti.. ma come dare torto a chi l’ha scritto.. E’ da anni che cerco di cambiare una situazione impossibile…

Da tempo è in atto una guerra dei colossi dell’editoria, con i discografici e le società di raccolta dei diritti d’autore in testa, contro i cittadini per limitarne il diritto di fruizione dei beni culturali.

In Italia questi “paladini” della libertà d’accesso alla cultura si chiamano FIMI e SIAE.

Fino alla fine degli anni 90′ l’invincibile arma di questi giganti è stata quella di aumentare sistematicamente i prezzi, fino ad arrivare alle aberrazioni che oggi conosciamo: biglietti del cinema a non meno di 7 euro, CD e DVD a partire da 22 euro, Libri da 10 euro in su, per non parlare degli spettacoli dal vivo.

Tariffe assolutamente ingiustificate ed ingiustificabili con i costi di produzione che portano, come nel caso dei CD musicali, a margini di guadagno anche del 2.000%. E si pensi che all’autore va di norma l’1,5% del prezzo di vendita.

Dalla fine dei 90′ però questa strategia è stata via via sempre più messa in crisi dalla diffusione di sistemi di condivisione on-line e di riproduzione dei contenuti digitali, su CD-R prima e su DVD-R poi.

Le majors, per usare il termine inglese, hanno allora spostato il campo di battaglia dai negozi ai tribunali. Nel luglio 2001 si è avuta la condanna di Napster, all’epoca il più popolare programma di condivisione di file musicali. Contemporaneamente hanno iniziato a cercare l’alleanza dei legislatori, fallendo, per ora, ripetutamente in vari paesi. Finché il 18 maggio 2004 il parlamento italiano ha votato la cosiddetta legge Urbani, che decreta pene fino a quattro anni di carcere e 15.000 euro di multa per la condivisione di file in internet e l’obbligo di richiedere alla SIAE un’autorizzazione (rigorosamente da pagarsi) per potere mettere qualunque contenuto in rete.

Quest’ultimo punto peraltro in aperta violazione dell’articolo 21 della Costituzione italiana, che sancisce il diritto alla libertà d’espressione con ogni mezzo senza censura né obbligo di autorizzazione.

L’Italia del secondo governo Berlusconi si è mostrata l’anello debole delle democrazie occidentali e, quel che è decisamente peggio, potrebbe costituire un deleterio precedente.

In tutto questo precipitare, la questione dei costi per la fruizione dei beni culturali non è mai stata presa in considerazione, benché lì stia il cuore del problema. Ma lì sta anche paradossalmente l’arma che oggi abbiamo a disposizione noi cittadini.

Infatti possiamo, e ne abbiamo il dovere morale e civile, colpire i colossi editoriali e discografici, la FIMI e la SIAE proprio nel loro tallone di Achille, vale a dire il portafogli. Se vogliamo riuscire a ricondurre alla ragione chi ci sta togliendo definitivamente il diritto alla cultura, dobbiamo interrompere il flusso di denaro che lo alimenta.

Occorre smettere di comperare CD, DVD, libri col bollino SIAE, e smettere di frequentare cinema multisala e con programmazioni “ortodosse”.

Esistono invece centinaia di editori, musicisti, scrittori che hanno scelto di mantenere vivo il diritto alla cultura e che vendono le loro opere al di sotto dei 10 euro o che le lasciano addirittura fruire gratuitamente su internet. Esistono centinaia di associazioni cinefile e di piccole sale d’essai in cui è possibile vedere pellicole d’autore di altissimo valore con non più di cinque euro.

Si tratta di un enorme mercato che offre prodotti mediamente migliori e a prezzi più che equi e ragionevoli. Il tutto legalmente e, soprattutto, civilmente.

Facciamo dunque una scelta responsabile e necessaria per il bene di tutti: riappropriamoci del nostro diritto alla cultura.

Diciamo no ai prodotti marchiati SIAE e ai cd e dvd sopra il tetto di 8 euro!

Questo è Emilio Fede

Categorie: Attualità
Tag:
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Pubblicato il: 16 luglio 2007

Emilio FEDE
Il seguente post è stato censurato dal blog di Piero Ricca in seguito a un procedimento legale mosso da emilio fede, col quale ha avuto un’acceso conflitto verbale a Milano sulla libera informazione.

Indipendentemente dalle mie idee politiche penso sia giusto diffondere l’articolo censurato e far si che il web rimanga l’ultimo baluardo di libertà in questo paese. Grazie per l’attenzione.

[youtube 5KbGNQwO7es]

Anche Emilio Fede annuncia querela. Ieri sera l’ho incrociato insieme ad alcuni amici al circolo della stampa di Milano. L’occasione era un “incontro con il direttore” organizzato dal Giorno. Sul marciapiede gli abbiamo posto la questione delle frequenze abusivamente occupate da Rete 4. Lui ha risposto con un tentativo di sarcasmo, dicendo che per quel motivo s’era dimesso il giorno stesso. Poi mi ha dato dell’imbecille. A quel punto il mio amico Paolino “Napalm” non ha trattenuto lo sdegno ed è iniziata un’animata discussione. Abbiamo ampiamente criticato la cialtroneria e il servilismo del personaggio, la sua incompatibilità con le regole minime del giornalismo. Tinto e inceronato, Fede era protetto da quattro guardaspalle, tra i quali il gestore di un locale di lap dance. Simulava reazioni fisiche, sgranava i dentoni finti a mo’ di sfottò. Ha cercato di impedirmi di filmare. Poi mi ha sputato addosso dall’alto di una rampa di scale. Nuovo parapiglia. Sono stato impietoso: ho accennato alle meteorine a pagamento, ai debiti da gioco, al cerone che colava, alla tintura di capelli da anziano gagà. Ai reali interessi e allla pagliacceria anche fisica, insomma, di personaggetti portati in alto dalla miseria dei tempi. Nel parapiglia ho più volte evocato Enzo Biagi, cacciato come un “criminale” da un ducetto che ha definito il suo dipendente Fede “un baluardo della libertà di informazione”. Il baluardo ha fatto chiamare la polizia ed è rimasto lì in attesa, sempre attorniato dai guardiani. Mentre lo criticavo, provava ad avvicinarsi alla ricerca della rissa, e ogni tanto lanciava qualche velata minaccia: voglio sapere chi siete, ce la vedremo in privato. Certe amicizie si fanno valere nel momento del bisogno. Tutto il circolo della stampa, nell’androne, assisteva allo spettacolo. A un certo punto è arrivata la gendarmeria, con ampio schieramento: carabinieri e polizia, quattro o cinque pattuglie. Hanno identificato noi e non lui, come pure ho richiesto. I potentucoli e i loro servi meritano sempre un occhio di riguardo dalla forza pubblica. Abbiamo filmato tutto e ora sentiremo il nostro pool di avvocati prima di mettere il nastro on line. Durante la conferenza, il lele mora del giornalismo è tornato sul tema, dicendo che in fondo avevamo rappresentato un diversivo, che eravamo dei centri sociali, che parlavamo sotto effetto di droghe, che dalle contestazioni al terrorismo il passo è breve, che meritavamo 500 euro, che venivamo da qualche antro e passavamo le notti sotto i ponti. Cose così. Poi ha annunciato querela, pur senza farsi illusioni sulla libertà di giudizio delle toghe rosse. L’attendo con serenità, anzi la esigo. Sarebbe la seconda: dopo la denuncia del padrone, quella del servo. Mi piacerebbe ribadire in un’aula di giustizia che queste cosiddette “contestazioni” non sono altro che sanzioni reputazionali, non immediatamente comprensibili e tanto più necessarie in un ambiente senza etica.

Senza commento. Era mio dovere riportarlo, Speriamo che Dio scenda a fare piazza pulita di questa gente.

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Benvenuto , oggi è mercoledì, 22 febbraio 2012