Quest’anno le mie vacanze le ho passate ad Alghero, in Sardegna.
E’ stato un viaggio spettacolare, già a partire dagli spostamenti. Come è tradizione mia e dei miei amici, abbiamo effettuato diversi cambi di mezzi prima di arrivare alla nostra meta, giusto perchè amiamo il rischio ma ancora di più il risparmio.
Siamo partiti da Palermo giorno 3 Agosto, muovendoci per Trapani tramite un treno, alchè è cominciata la nostra odissea.

All’altezza di Alcamo il treno si ferma, per un periodo che mi è subito sembrato più lungo del normale, tant’è che dopo qualche minuto un controllore ci comunica che dobbiamo scendere e proseguire con un pullman.
A quella frase cala il gelo, ma ci sbrighiamo a prendere i bagagli e metterli sul pullman. Io gia' pensavo ma perche' non ci siamo affidati all'autonoleggio!! Il pullman da Alcamo parte, al momento della partenza il controllore chiede se qualcuno dei passeggeri dovesse andare a Calatafimi, o se fossimo tutti diretti a Trapani. Nessuno disse di volere passare per la cittadina montana, forse perchè un terzo abbondante dei passegeri era inglese (ed erano tutte ragazze).
Nonostante nessuno dovesse andarci, l’autista passa comunque per Calatafimi, prendendo una strada molto dissestata, ma della quale il dissesto aveva, causa lavori, raggiunto l’apice. Era infatti presente un buco nel terreno che rubava mezza carreggiata, ciò nonostante si decide di attraversarlo tra lo stupore (e anche la fifa, del pubblico presente). Si continua con il pullman, ma dopo circa 200 metri, si trova un bel cartello con scritto STRADA INTERROTTA.
In quel momento, vista l’ora, sommati i ritardi e notando la quasi impossibilità di far fare manovra al pullman e con in testa il pensiero fisso di perdere la nave, credo di avere imprecato davvero non poco.
Non so come ci riuscirono sta di fatto che il pullman non solo fece una bella inversione ad U, ma riattraversò la carreggiata semidistrutta.
Ci riimmettiamo in Autostrada e finalmente raggiungiamo trapani. Sono passate solo 2 ore dal nostro inizio di viaggio.
Durante il tragitto conosciamo (meglio, scambiamo 4 parole) con delle ragazze Inglesi e notiamo come il nostro controllore abbia un ottimo livello di anglo-siculo. Alla domanda “when will we arrive?” mimata tre volte indicando l’orologio, vi fu come risposta: “nain to firt, abaut” che tutt’oggi non capisco cosa volesse dire.
Incredibilmente arriviamo alla nostra prima meta con un oretta d’anticipo. Il pullman però ci lascia dal lato sbagliato del porto.
Dato che non possiamo certo attraversarlo a nuoto, ci troviamo in obbligo di circumnavigarlo, sia noi, che le ragazze inglesi che, avendo la nostra stessa meta, ci seguivano.
La distanza da percorrere a piedi per circumnavigare il porto è di 3 km circa, alchè siamo presi dal panico, ma ci èprepariamo a camminare. Mentre stiamo per incamminarci una coppia di persone, decide di fare la spola per accompagnarci all’ingresso delle navi per Cagliari.
Tra noi cinque e le tre ragazze inglesi, compiono addirittura tre viaggi, e senza chiederci un euro in cambio, gli auguro di vincere al superenalotto (anche se sappiamo bene che è impossibile).
Dopo un attesa sfiancante, colloquiando come possiamo con le inglesi, saliamo sulla nave, direzione Cagliari. Una volta saliti, le ragazze inglesi sono spaesate (giustamente) dalla carenza di segnalazioni e dalla chiara difficoltà di ambientamento propria delle navi spazzatura della Tirrenia.
Riusciamo a fare sistemare le ragazze in cabina, nonostante le mille difficoltà. Dopodichè ci sistemiamo anche noi, ma ci ritroviamo le ragazze di nuovo di fronte, al chè non perdo tempo e dico: “Would you join us for dinner?” (Volete unirvi a noi per cena) ricevendo un si.
Ci muoviamo verso il self service della nave, e mangiamo qualcosina pagandola un occhio e mezzo della testa, ma la fame era talmente tanta che non è stato un problema allegerirci (abbastanza) il portafoglio.
Al tavolo cominciamo a parlare del più e del meno. Mi rendo conto di come non sia molto in grado di comprendere l’inglese parlato velocemente, anche se mi difendo nel parlarlo. Diciamo che il mio rapporto con le lingue, cosi come quello dei miei amici del resto, è più approntato alla Fantozzi Style (vi ricordate la scena della valigia all’aeroporto? Non ricordo in quale film sia, ma è emblematica) che ad un vero e proprio colloquio.
Il nostro spirito di adattamento, i gesti, e le risate conseguenti ci permettono di non trasformare la cena in un festival del gelo, nel mentre, la nave ha lasciato il porto. Sono passate appena 5 ore dalla partenza, siamo ancora in Sicilia.
La notte sulla nave passa abbastanza tranquilla, io non riesco a dormire tranquillo, molto probabilmente a cusa delle cattive posizioni che dovevo prendere per potermi addormentare. Le ore passano tra scherzi, cazzeggi e passeggiate, Cagliari è all’orizzonte.

Scendiamo dalla nave, sono le 11.45, e le paturnie ricominciano, in quanto non sappiamo dove si trovi la stazione dei pullman e il nostro pullman per Alghero parte alle 12 e 30. Salutiamo le inglesine e ci muoviamo con le valigie, chiedendo a chiunque dove trovare la stazione dei pullman. Fortunatamente, la stazione non distava più di 600 metri dal porto, il chè ci ha consentito sia di non stancarci, che anche di mangiare un panino al Mac Donalds a mezzogiorno, visto che, a parte la cena a base di rapina con contorno di estorsione, che abbiamo effettuato sulla nave, non avevamo mangiato niente. Sono passate 18 ore dalla partenza e siamo in partenza per Alghero.
Sul pullman la prima cosa che facciamo è dormire, visto che per un motivo o per un altro, non lo abbiamo fatto in nave. Il viaggio scorre tranquillo in mezzo alle campagne deserte della sardegna. Obiettivamente, durante il tragitto, nei momenti in cui non dormivo, guardavo il panorama e mi preoccupavo se ad alghero ci fosse o meno desolazione al pari delle balle di fieno che vedevo.

finalmente, intorno alle 17, arriviamo all’aeroporto di Alghero. La sensazione più strana che ho provato una volta arrivato all’aeroporto è stata quella di sentire parlare i sardi con un accento cosi diverso dal mio, mi sembrava quasi di essere in un altra nazione. Chiediamo informazioni su come arrivare alla nostra meta finale, ci viene spiegato che dobbiamo attendere un autobus che ci porterà nei pressi del campeggio. Sono passate 23 ore e mezza dalla partenza e non siamo ancora arrivati.
Prendiamo questo benedetto autobus senza nemmeno potere fare il biglietto, e ci muoviamo verso il centro della città. Il viaggio durà circa mezz’ora, si fanno le 18 di giorno 4 Agosto. Scendiamo di fronte l’Ospedale marino di alghero. Cinquanta metri di strada, e raggiungiamo finalmente l’ingresso del campeggio.
Veniamo accolti da una ragazza bellissima, infatti nessuno si ricorda cosa ci abbia detto. Solo io e uno dei miei amici ricordiamo con difficoltà che ci chiese i documenti, ma NESSUNO ricorda minimamente i prezzi del tariffario che ci espose. Evidentemente, la testa era altrove (ma non troppo lontano).
Giriamo per circa mezz’oretta nel campeggio, alchè troviamo un posto sopraelevato, al sole, ma confortevole. Decidiamo di piantare li le nostre due tende, sono le 19 circa. Venticinque ore dopo l’inizio del nostro viaggio, siamo arrivati a destinazione.

Continua….