
Mi limito semplicemente a copiare il testo di un txt trovato casualmente su Emule.. c’è tanta verità qui dentro.. forse tanti numeri non corretti.. ma come dare torto a chi l’ha scritto.. E’ da anni che cerco di cambiare una situazione impossibile…
Da tempo è in atto una guerra dei colossi dell’editoria, con i discografici e le società di raccolta dei diritti d’autore in testa, contro i cittadini per limitarne il diritto di fruizione dei beni culturali.
In Italia questi “paladini” della libertà d’accesso alla cultura si chiamano FIMI e SIAE.
Fino alla fine degli anni 90′ l’invincibile arma di questi giganti è stata quella di aumentare sistematicamente i prezzi, fino ad arrivare alle aberrazioni che oggi conosciamo: biglietti del cinema a non meno di 7 euro, CD e DVD a partire da 22 euro, Libri da 10 euro in su, per non parlare degli spettacoli dal vivo.
Tariffe assolutamente ingiustificate ed ingiustificabili con i costi di produzione che portano, come nel caso dei CD musicali, a margini di guadagno anche del 2.000%. E si pensi che all’autore va di norma l’1,5% del prezzo di vendita.
Dalla fine dei 90′ però questa strategia è stata via via sempre più messa in crisi dalla diffusione di sistemi di condivisione on-line e di riproduzione dei contenuti digitali, su CD-R prima e su DVD-R poi.
Le majors, per usare il termine inglese, hanno allora spostato il campo di battaglia dai negozi ai tribunali. Nel luglio 2001 si è avuta la condanna di Napster, all’epoca il più popolare programma di condivisione di file musicali. Contemporaneamente hanno iniziato a cercare l’alleanza dei legislatori, fallendo, per ora, ripetutamente in vari paesi. Finché il 18 maggio 2004 il parlamento italiano ha votato la cosiddetta legge Urbani, che decreta pene fino a quattro anni di carcere e 15.000 euro di multa per la condivisione di file in internet e l’obbligo di richiedere alla SIAE un’autorizzazione (rigorosamente da pagarsi) per potere mettere qualunque contenuto in rete.
Quest’ultimo punto peraltro in aperta violazione dell’articolo 21 della Costituzione italiana, che sancisce il diritto alla libertà d’espressione con ogni mezzo senza censura né obbligo di autorizzazione.
L’Italia del secondo governo Berlusconi si è mostrata l’anello debole delle democrazie occidentali e, quel che è decisamente peggio, potrebbe costituire un deleterio precedente.
In tutto questo precipitare, la questione dei costi per la fruizione dei beni culturali non è mai stata presa in considerazione, benché lì stia il cuore del problema. Ma lì sta anche paradossalmente l’arma che oggi abbiamo a disposizione noi cittadini.
Infatti possiamo, e ne abbiamo il dovere morale e civile, colpire i colossi editoriali e discografici, la FIMI e la SIAE proprio nel loro tallone di Achille, vale a dire il portafogli. Se vogliamo riuscire a ricondurre alla ragione chi ci sta togliendo definitivamente il diritto alla cultura, dobbiamo interrompere il flusso di denaro che lo alimenta.
Occorre smettere di comperare CD, DVD, libri col bollino SIAE, e smettere di frequentare cinema multisala e con programmazioni “ortodosse”.
Esistono invece centinaia di editori, musicisti, scrittori che hanno scelto di mantenere vivo il diritto alla cultura e che vendono le loro opere al di sotto dei 10 euro o che le lasciano addirittura fruire gratuitamente su internet. Esistono centinaia di associazioni cinefile e di piccole sale d’essai in cui è possibile vedere pellicole d’autore di altissimo valore con non più di cinque euro.
Si tratta di un enorme mercato che offre prodotti mediamente migliori e a prezzi più che equi e ragionevoli. Il tutto legalmente e, soprattutto, civilmente.
Facciamo dunque una scelta responsabile e necessaria per il bene di tutti: riappropriamoci del nostro diritto alla cultura.
Diciamo no ai prodotti marchiati SIAE e ai cd e dvd sopra il tetto di 8 euro!








