Uno scontro generazionale

Tempo fa ho conosciuto, in occasione dell’evento di apertura della Radio Academy di Viagrande, un nucleo di editori di radio locali.

Ho avuto occasione, durante il mio turno di parola, di esprimere i miei dubbi sulla tramissione basata sulla modulazione di frequenza e su quanto invece dovremmo lottare per spingere il mondo della web radio. Non è stato un coro di applausi, nonostante la mia stima per ciascuno di loro fosse massima prima e sia rimasta massima anche dopo.

In occasione di alcune discussioni su Facebook, mi sono accorto che molti editori non vedono di buon occhio le cose che dico a favore della radio su Internet e la cosa mi da un senso di tristezza veramente pesante.

Chi ha fatto la radio quando ancora Internet non era ai livelli attuali, tende a credere a dati assolutamente inattendibili come le rivelazioni a campione, così come a pensare che l’immaginario collettivo intenda per radio lo studio con le cuffie e i microfoni e l’antenna.

Era così negli anni 80. Oggi non più.

Oggi la situazione è un po’ cambiata e mi piacerebbe tanto che chi lavora nel settore radiofonico “tradizionale” possa aprire gli occhi ed accorgersene.

Sfatiamo alcuni miti:

Le radio in FM sono fatte meglio delle web radio, sono radio VERE.

Le radio in FM non sono fatte meglio tecnicamente, sono fatte meglio perchè qualcuno ha investito soldi. Qualcuno ha investito soldi perchè sa che quei soldi in un certo lasso di tempo garantiscono un ROI (return on investment) dovuto principalmente alla pubblicità.

Perchè garantiscono dei soldi? Semplice, garantiscono dei soldi perchè sono in pochi a potere usufruire del mezzo e quindi si dividono la torta pubblicitaria locale.

Moltissime radio FM, specialmente provinciali, non hanno dei buoni standard qualitativi, ad esempio la resa sonora, di moltissime radio su Internet fatte da professionisti del suono. Spesso addirittura si tratta di emittenti senza interventi vocali, ma solo musica e pubblicità con qualche notiziario.

I clienti non investono nelle radio su Internet, mentre ogni radio FM ha pubblicità all’interno del flusso audio.

Vero, ma cerchiamo di capire che l’investitore spende dei soldi per pubblicizzarsi nella radio FM perchè sa che “a pioggia” verrà ascoltato dalla popolazione di una provincia, di una regione, di più regioni o di uno stato.

Non è possibile profilare l’ascoltatore, ma neanche per idea, in nessun modo, se non supponendo, con statistiche, tentativi di comprensione e divinazione.

Lo si può fare in modo leggermente più attendibile basandosi su dati storici relativi alla programmazione musicale dell’emittente. Come se ad un bambino non possa piacere il liscio di casadei e ad una casalinga quarantacinquenne non possa piacere la deep house.

Quello che probabilmente i clienti non capiscono (gli editori, invece lo sanno benissimo) è che l’ascoltatore medio della radio FM è in macchina (non il 100%, ma un 70% si!) e vuole ascoltare fondamentalmente tre cose:

  1. Musica
  2. Informazione (in particolare sportiva)
  3. Notizie sul traffico

Ecco che quindi se sente interventi vocali, se sente pubblicità, cambia stazione, perchè non gli costa niente farlo, cercherà musica da un’altra parte.

A mio parere quindi, i soldi spesi in pubblicità nel flusso audio di una radio locale sono soldi buttati, ma ognuno faccia le sue scelte, magari un’azienda può preferire di essere pubblicizzato senza profilazione, un po’ come acquistare fan su una pagina facebook per fare aumentare il numero e farsi fighi con gli amici senza però vedere mai un commento nemmeno con il binocolo.

Promuovere un brand in una web radio è invece sicurezza del numero degli ascoltatori, dei programmi con più share, della profilazione dell’utente e tanti altri vantaggi, tra cui il potere verificare tutto in qualsiasi istante e senza intermediari.

Una web radio che trasmette musica per bambini, invoglierà la fisher price a veicolare pubblicità di settore da loro, e non in una web radio che trasmette heavy metal.

Per ascoltare la web radio devi avere una connessione ad Internet, devi spendere dei soldi, con l FM no.

Questa è forse la considerazione più stupida che si possa fare. Chi la fa vive nel presente (e non gliene faccio una colpa, spesso sono persone avanti con l’età) e non vede nemmeno il medio termine.

La connessione ad Internet presto verrà resa gratuita, è nella naturalità delle cose. I comuni si organizzeranno e forniranno connettività almeno nel centro storico, le autoradio saranno dotate di SIM e BlueTooth o di altri tipi di connettività alla rete.

Mi sembra come chi, nei primi anni del ‘900, criticava le automobili facendo notare che dipendevano dalla benzina, e che invece i cavalli erano più sicuri perchè “se la benzina manca cosa fai?”

Le pompe di benzina sono aumentate, la benzina non è mai mancata e nessuno gira con i cavalli, salvo casi rari (tipo all’ippodromo).

La web radio dipende da terzi, non sei indipendente, la radio FM lo è, almeno in teoria. L’editore si accolla i costi per trasmettere e non ci sono altre spese. Se ho un’antenna quel territorio è coperto da me.

Fermo restando che ad oggi il costo sostenuto dall’ascoltatore per ascoltare una web radio è comunque zero (il costo della connettività è basso e si spalma nel tempo e nelle varie applicazioni), vorrei fare notare che la trasmissione FM è tutt’altro che sicura.

Il mio teorema preferito, detto Teorema di Nyquist-Shannon, ci spiega come mai le web radio abbiano tra loro una minima distanza in kilohertz fissata dalla legge in 150. Per non scendere nel tecnico posso dirvi che una tale distanza evita il fenomeno dell’aliasing e quindi la cosiddetta interferenza.

Basta inserire una portante che interferisca con il segnale che voglio danneggiare per impedirgli di portare agli ascoltatori un messaggio valido.

Questo non succede nei paesi civili perchè la guardia di finanza interverrebbe immediatamente, come successo ad un ragazzo di caltanissetta, anni fa, che si vide sequestrare tutto il suo materiale informatico ed una sua antenna, perchè tentò (riuscendoci!) di effettuare una trasmissione in FM su una frequenza libera del territorio nisseno e c’era chi lo ascoltava, ho voluto farmelo dire di presenza perchè non ci credevo.

Gli editori radiofonici sono una lobby, solo ed esclusivamente una lobby, che difende se stessa e credetemi, le lobby sono sempre un male.

Radio come RTL 102.5 hanno su Internet circa 3000 ascoltatori contemporanei, in FM sono sei milioni al giorno

1) Il primo dato è vero, puoi vederlo con chiarezza dal server di streaming che è pubblico, i sei milioni di ascoltatori li hanno contati ad uno ad uno chiedendo se ascoltavano RTL? E poi, sono ascolti casuali o hanno ascoltato almeno TOT minuti? Quanti ascoltano in contemporanea in FM? Potrai mai dirlo? Quello che tira è il contenuto, non il contenitore. Se alla gente interessa la partita di calcio dell’Italia, è ovvio che farà Share, e la RAI o le altre aziende mediatiche televisive non c’entrano nulla, lo share lo fa la partita e lo farebbe anche se tutti potessero vederla su Internet.

2) Metti le web radio in macchina e poi ridiscutiamo di tutto

3) Se per 30 anni la radio è stata un sistema oligarchico basato su un numero ristretto di aziende all’interno del settore, oggi la gente avrà difficoltà ad immaginare per radio qualcosa di diverso dai nomi soliti noti.

Credetemi, io non voglio una guerra generazionale, che però purtroppo c’è e non si potrà evitare. Voglio soltanto non avere scuse.

Voglio potere creare una web tv che si metta in competizione con Mediaset, una web radio che si metta in competizione con Radio Deejay e un web giornale che si metta in competizione con La Repubblica. Oppure creare dei media così diversi che se ne fregano di quello che è stato il passato, è libertà.

Per la loro nomea e la qualità dei contenuti, non batterò mai nessuno dei grandi media attuali, ma almeno non avrei scuse, dipenderebbe da me.

Ad oggi non può dipendere da me, perchè non mi è permesso fare la gara.

Ed il fatto che non si possa fare la gara, mi da l’idea che non tutti in questa lobby la gara la vincerebbero.

Ecco perchè non sto sprecando il mio tempo

Leggendo un articolo sul sito Rosalio.it, mi sono trovato a rispondere all’autrice invitando tutti a creare dei media personali, in modo da provare, per quanto possibile, a risolvere autonomamente il problema disoccupazione inserendosi nel settore mediatico su Internet.

Un paio di troll (almeno penso siano tali) mi hanno risposto. Uno mi ha apostrofato come se fossi una persona che crede di sapere tutto (magari è così, io non credo ma in ogni caso non è importante) e l’altro invece ha scritto una cosa più interessante:

Caro Fabrizio, con questa storia dei media personali ce l’hai fatta a pomodorino. Ma me lo dici un media personale di successo? Grazie.

 

Ora, non me la sono presa tanto, ma diavolo io adoro il pomodorino!

Dopo avere imprecato per l’offesa al pomodorino, ho cominciato a riflettere sulla domanda. Mi sono chiesto: “Non è che sto sprecando tempo inutilmente? Non è che magari i media online non valgono nulla? Non è che magari non si può guadagnare niente?”

La risposta a tutte e tre le domande è stata molto semplice:

NO

Ma adesso, purtroppo, mi tocca anche argomentare.

Su Internet con i media online si può anche guadagnare ed esistono realtà mediatiche importanti.

Partiamo dal mio caro Favij. Favij è un ventenne che ha creato un canale su youtube realizzando dei video mentre gioca a dei videogiochi, per volere ultrasemplificare.

Ha al suo attivo 1.300.000 iscritti, pari alla popolazione di un paesino del nord Italia.

Gli introiti pubblicitari veicolati da youtube per le visite ai video del suo canale gli consentono di sbarcare il lunario, con circa 20.000 euro (annui? No, mensili.).

Mi si obietterà che il canale di favij non sia un media, ma il problema è uno: cosa vuol dire media? Se parliamo di informazione giornalistica, essa è una sezione abbastanza ristretta di quello che può essere considerato informazione. Magari non è di interesse nazionale, ma quello di favij è un media personale a tutti gli effetti.

E nel settore radio?

Be, di web radio ne ho aiutate tante, molte sono cresciute, altre si sono rivelate un flop. Altre arrancano per motivi troppo lunghi da spiegare qui, ma che si riassumono in SIAE ed SCF oltre che in digital divide.

Alessio Bertallot ha creato un media personale, potete vederlo sul suo sito.

Nel settore blog non ne parliamo… Gli amici Riccardo Scandellari e Rudy Bandiera hanno creato dei media personali, anche se ovviamente ripeto, il concetto di media è molto vario. Se vogliamo parlare poi di media giornalistici che copino La Repubblica o La stampa penso al sito Today.

Ci sono tante altre realtà giornalistiche su Internet che consentono di avere degli introiti.

Per cui si, nel volere aiutare le persone a migliorare i media online (e ricordiamo che lo faccio gratis, io ho un lavoro di tutt’altro tipo), non sto perdendo tempo.

 

Adempimenti burocratici per l’apertura di un web giornale

Il media giornalistico cartaceo è stato il primo, tra i tre media esistenti (giornali, radio e tv) ad avere una trasposizione su Internet.

Creare un giornale online è un’attività che può portare ad un ritorno economico importante, se si sa lavorare sulla qualità del prodotto e sull’indicizzazione sui motori di ricerca.

Registrare una testata online non è però esente da adempimenti burocratici, in primis il deposito della registrazione alla cancelleria del tribunale di competenza.

Il giornale tradizionale, ma anche il giornale online, ha due figure responsabili principali, la prima è il direttore responsabile, la seconda è il proprietario.

Il direttore responsabile è, secondo Wikipedia:

 il giornalista (professionista o pubblicista) che guida un giornale e risponde di fronte alla legge di ciò che è pubblicato (art. 57 del codice penale). Il direttore rappresenta e impersonifica il giornale.

Il proprietario o editore è invece, sempre secondo Wikipedia:

L’editoria è l’attività imprenditoriale di produzione e gestione di contenuti riproducibili in serie e della loro diffusione e commercializzazione in forme trasmissibili attraverso i media (e oggi anche attraverso le reti telematiche). Il soggetto che esercita tale attività è detto editore.

Il direttore responsabile è responsabile penalmente delle attività del giornale, mentre il proprietario lo è soltanto civilmente.

Il modulo o i moduli da consegnare al tribunale variano in base alle singole cancellerie, ed occorre informarsi presso ciascuna di esse in base alla localizzazione della testata.

Occorre indicare i dati anagrafici del proprietario e lo statuto se si tratta di una persona giuridica, inoltre bisognerà fornire prova dell’iscrizione all’albo dei giornalisti del direttore responsabile. Se la testata è anche cartacea bisognerà indicare lo stampatore, altrimenti indicare i dati del provider fornitore dello spazio su Internet.

L’obbligo di registrazione per le testate che non hanno diffusione cartacea è presente fondamentalmente solo in caso di attività economica correlata al giornale online. In questo caso sarà necessario registrare la testata anche al R.O.C (Registro operatori di comunicazione)

La semplice periodicità, non implica l’obbligo di registrazione.

Questa pagina del portale dell’università di palermo può aiutare a comprendere obblighi e adempimenti da svolgere per la registrazione della testata giornalistica online.

Come creare un web giornale con WordPress – introduzione

Oltre alle web radio e alle web tv, è possibile creare i web giornali, meglio conosciuti come giornali on line.

Se il declino dei media tradizionali quali radio e tv è costante, quello della carta stampata è costantemente accelerato, spinto dalla possibilità di ottenere informazione su qualsiasi argomento tramite Internet.

Creare un media testuale online è teoricamente semplicissimo, basta creare un sito Internet e riempirlo di contenuti aggiornati nel tempo (si suppone quotidianamente), ma in realtà la strada non è così facile.

Vediamo alcuni passaggi basilari per la creazione di un giornale online, esclusivamente dal punto di vista tecnico. I passaggi burocratici saranno oggetto di altri articoli.

  1. Scegliere il nome della vostra testata giornalistica
  2. Verificare il dominio, potrebbe essere già occupato
  3. Acquistare il dominio con relativi spazi e database
  4. Installare il CMS WordPress
    1. Per l’installazione del content management system è possibile seguire una qualsiasi guida su Internet ad esempio quella del sito www.comeinstallarewordpress.it
  5. Una volta installato wordpress, occorrerà scegliere una veste grafica
  6. Organizzare gli autori per livelli di responsabilità
  7. Cominciare a scrivere
  8. Promuovere testata e singoli articoli

Questi passaggi molto schematici servono a creare l’infrastruttura del giornale online, il riempirlo di contenuti e dargli un appeal, è tutta un’altra storia.

Configurazione astratta di una web radio

Una qualsiasi web radio, è stato detto più volte, è composta da tre componenti principali:

  • Sorgente
  • Encoder
  • Server di streaming

Questi tre componenti sono assolutamente fondamentali per la creazione di un’emittente radiofonica ma anche televisiva sul web.

Non esiste un unico modo per creare quel flusso audio che dalla sorgente finisce all’ascoltatore, vedremo insieme di studiare i principali e le loro peculiarità. Ognuna delle configurazioni ha un attrezzatura o un software che funge da centro di gravità.

Configurazione 1 – Incentrata sul mixer.

La configurazione in questione è quella che presentano molte radio locali in FM. Il mixer è centrale e ad esso vanno collegati tutti gli altri dispositivi. Ad un canale verrà collegato un pc con il software di automazione, ad un altro canale i microfoni, altri lettori e così via.

L’uscita del mixer (che nel caso delle radio FM finisce ai processori per poi andare in alta frequenza) viene veicolata verso un altro computer che contiene l’encoder (ad esempio edcast, ma va bene qualsiasi altro) ed il collegamento al server di streaming.

Configurazione 2 – Incentrata sull’automazione.

A differenza del caso precedente, il software di automazione riceve tutti i flussi in ingresso, per cui è molto complicato che il regista possa inviare in cuffia agli speaker sia la musica che la loro voce. Per fare questo sarebbe necessario dotarsi di più di una scheda audio, eventualmente anche virtuale.

Questa soluzione viene attuata se al computer è semplicemente collegato un microfono e null’altro. Tale configurazione infatti non necessita di un mixer se non vi sono altri dispositivi da connettere. Ovviamente l’automazione deve contenere gli encoder al suo interno, ma è funzione basilare di automazioni come sam broadcaster o mb studio.

Configurazione 3 – Incentrata sul browser.

La terza tipologia di web radio è la web radio “browser driven”, tipica di servizi come spreaker o radionomy. Tali servizi incentrano la web radio sul browser, al quale si può connettere qualsiasi dispositivo come nel caso della configurazione 2.

Si differenzia dalla configurazione 2 perchè il browser non può a rigor di logica considerarsi automazione e perchè è possibile collegare un software di automazione al sito Internet del servizio.

Esistono anche delle configurazioni ibride, come ad esempio una configurazione 3 basata sulla 1, ovvero con semplicemente il browser al posto del server di streaming.

La realtà è molto più fluida rispetto a questi schemi rigidi, ma tali schemi sono molto comodi per chi voglia strutturare una web radio da zero, e quindi occorre conoscerli.

Conosci altri modi per creare una web radio? Scrivilo nei commenti!

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