1000Mikes è un servizio per la creazione di talk radio che permette la trasmissione anche via telefono.

Il servizio è raggiungibile alla pagina it.1000mikes.com.

I passaggi per la creazione della propria stazione radiofonica sono fondamentalmente tre:

  1. Registrazione: Occorre registrarsi al sito Internet, procedura molto semplice ed intuitiva.
  2. Accesso al sito: Si accede al sito, si fa il login e si comincia una trasmissione cliccando sull’apposito link
  3. Trasmissione: La trasmissione vera e propria avviene tramite l’applicazione telefono web oppure tramite telefono.

L’applicazione telefono web non è altro che una finestra pop up che simula un telefono e che con alcuni pulsanti consente di effettuare delle operazioni minimali ed avviare la trasmissione.

Esiste anche la possibilità di trasmettere tramite cellulare o telefono fisso. Il funzionamento è identico a quello fattibile tramite telefono web, ma viene effettuato da telefoni fisici chiamando (per l’italia) il numero +39 02 4070 8004 (Milano) con la tariffa urbana, anche se è necessario indicare da quale numero si trasmetterà, per evitare usi illeciti del servizio.

Il sito obbliga a non trasmettere musica tutelata da diritto d’autore, a meno che non si dimostri di avere ottemperato alle richieste degli enti preposti. Ecco perchè 1000Mikes si è distinto come servizio per talk radio e per potere trasmettere semplicemente usando un cellulare ed anche senza connessione ad Internet.

Potete trovare maggiori informazioni nella sezione guida, così come nell’area FAQ.

Radionomy, la società belga attualmente proprietaria di Shoutcast e Winamp, ha cambiato il server di streaming più famoso al mondo in quella che è una vera e propria rivoluzione copernicana.

Il cambiamento principale effetuato da radionomy è la possibilità di monetizzare la propria web radio.

Sul sito Shoutcast.com, alla pagina Broadcast Now, potrete trovare adesso quattro modalità di utilizzo del server di streaming, esaminiamole:

La prima modalità è il semplice download del server di streaming, che è molto cambiato rispetto alle versioni 1.9 e 2.0 e che merita una trattazione ex novo. Come si può vedere dalla tabella, il semplice download del server di streaming e la sua installazione NON permettono:

  • Monetizzazione del  flusso audio
  • Accesso alla piattaforma pubblicitaria di Radionomy
  • Accesso alle statistiche
  • Supporto 24 ore su 24
  • Compatibiltà con Icecast
  • Automazione di un flusso a basso bitrate per i cellulari
  • Soluzioni alternative in caso di arresto improvviso.

La seconda opzione proposta da Radionomy è il download del server con monetizzazione, previa iscrizione al servizio.

Per potere usufruire della monetizzazione, come potrete vedere nell’immagine successiva, occorre che la radio accetti di avere due minuti di interruzioni pubblicitarie l’ora e abbia almeno 500 ore di ascolti al giorno, cioè una media costante minima di 21 ascoltatori o dei picchi di ascolto molto più alti, viene da se che non sia un servizio per tutte le web radio con shoutcast attualmente esistenti.

Il servizio NON è compatibile con Icecast.

La terza opzione è per le cosiddette CDN (Content Delivery Network), ovvero quei gestori che forniscono server di streaming per terze parti.

Queste realtà possono contattare Shoutcast per avere un servizio con caratteristiche migliori come ad esempio la compatibilità con Icecast.

La quarta opzione è lo streaming service, che è offerta da Radionomy soltanto a quelle radio che l’azienda reputa meritevoli per monetizzazione. In questo caso la radio gode di tutti i servizi possibili, compresa la copertura in caso di crollo del servizio.

Per chi conosce Shoutcast da sempre, questa rivoluzione non può non essere vista di  buon occhio. Radionomy ha tra le mani una ferrari, vedremo quanto sarà capace di farla correre. Il mercato delle web radio browser driven è già abbondantemente in mano alla società belga, vedremo che fetta delle web radio tradizionali sarà in grado di afferrare.


All’interno di questo articolo: “Riccione, “Radiocampo GreenTeen”: energie rinnovabili per “eroi” adolescenti” pubblicato il 24 Agosto 2014 sul fatto quotidiano online, ho letto un paragrafo che mi ha fatto drizzare i capelli.

Riporto il paragrafo:

Radio Immaginaria è la prima e unica radio realizzata e condotta da adolescenti di età compresa tra gli 11 e i 17 anni. E’ nata nel 2010 a Castel Guelfo, in provincia di Bologna, e trasmette via web. Un’ottantina di ragazzi e una capillare rete di inviati da tutta Italia sono lo zoccolo duro dell’emittente. Tante le redazioni distaccate, che hanno sede anche a Torino, Roma, Cremona, Napoli e addirittura Londra. Nata come prima web radio italiana, Radio Immaginaria è il media di riferimento di una generazione mal rappresentata dai mezzi di comunicazione e che fatica a trovare modelli a cui ispirarsi.

 

Faccio delle dovute premesse. Apprezzo il lavoro di Radio Immaginaria, anche se c’è qualcosa da obiettare. Il sito di Radio Immaginaria è http://www.radioimmaginaria.it/

Il giornalista Gianluca Daluiso, ha scritto delle informazioni inesatte, vediamo quali:

Radio Immaginaria è la prima e unica radio realizzata e condotta da adolescenti di età compresa tra gli 11 e i 17 anni.

Può anche darsi che Radio Immaginaria sia condotta da adolescenti compresi tra 11 e 17 anni, ma la radio, per come si presenta sul suo sito Internet, ha l’odore di business, che non credo possano fare degli adolescenti. Un esempio su tutti, lo shop (è un intera area del sito!),

Chi ha registrato il dominio? Chi si occupa del merchandising? Chi organizza gli eventi? Davvero tutto realizzato da minorenni? La cosa non mi quadra molto. Ma su spiegazione sarei chiaramente disposto a ritrattare, per adesso non mi sembra sia possibile realizzare qualcosa ai livelli di radio immaginaria senza avere persone professioniste in ballo.

Nata come prima web radio italiana, Radio Immaginaria è il media di riferimento di una generazione mal rappresentata dai mezzi di comunicazione

Cosa? Radio Immaginaria è nata nel 2010. Nel 2010 in Italia le web radio, persistenti ed istantanee, si contavano nell’ordine delle migliaia. Chiaramente questa frase va ritrattata per rispetto nei confronti delle altre web radio. Come se si dicesse che la RAI è la prima radiotelevisione mondiale, quando è arrivata dopo rispetto a molte altre. Il fatto di non avere regolamentazioni certe non giustifica che tutti possano attribuire meriti senza criterio.

Radio Immaginaria è davvero una web radio?

Secondo il mio personalissimo parere no, perchè non è persistente nelle 24 ore. Chiaramente di questo mio giudizio tutte quante le parti in causa potranno sbattersene altamente, ma io credo che la condicio sine qua non per l’esistenza di una radio sia la trasmissione continuativa.

Come se chi crea un programma televisivo live di un’ora, dicesse di stare facendo televisione.

Alla mia richiesta di spiegazioni, Radio Immaginaria sulla sua pagina facebook ha risposto così:

Ciao Fabrizio Mondo, moltissime grazie per seguirci e per le tue richieste di chiarimenti. Rispondiamo punto per punto, anche se come saprai i giornalisti scrivono quello che vogliono e non abbiamo controllo su eventuali errori.

1) Noi facciamo il programma in diretta, e i podcast sono disponibili una volta terminata la puntata. Questa del podcast è una funzione automatica della piattaforma Spreaker
2) Non abbiamo mai affermato di essere la prima web radio italiana, è chiaramente un refuso del giornalista
3) Noi siamo il primo network in Italia, e non solo, diretto gestito e condotto interamente da adolescenti.
Se ci sono altri coetanei come ad esempio Martina di Roma #laprimaradiodiunadolescente che fanno radio su web, per ora non sono ancora organizzati in un rete così estesa come Radioimmaginaria.

Di nuovo grazie per esser nostro follower.

Controrispondo:

Punto 1, fare un programma in diretta non significa creare una stazione radiofonica. Ne sul web, ne in FM.

Punto 2, mi sta bene, ma si dovrebbe rettificare per correttezza. Radio Immaginaria non ha certo richiesto nessuna correzione all’articolo, evidentemente.

Punto 3, interamente da adolescenti? Vedo delle fotografie con persone in regia che di certo non hanno 17 anni. Radio immaginaria è un network dove ci sono degli speaker adolescenti, questo si, ma di certo non gestito interamente da ragazzini. La rete estesa è dovuta proprio al fatto che intervengono persone professioniste nel settore audio, marketing e social media, altrimenti non si giustificano i numeri di radio immaginaria.Tanto che di web radio fatte solo da adolescenti ne è pieno il web, basta fare un giro su Habbo o su Sciax2.

Ripeto, apprezzo il lavoro di questo gruppo di ragazzi, ma non si può fare informazione in questo modo.

 

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Era il lontanissimo 1983 quando nasceva il Blu studio… I primi spot, poi i jingles…per le prime radio italiane!

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Smoothjazz.com, Love fm, Poprock fm, Ibiza Global radio, Radio 42, Hit fm, Gold fm, Sky fm, Marcus Heyes, Jimy king, Rod Lucas…

In italia abbiamo Love fm, Nbc, Lattemiele, R 101, 105 classics, Radio Amore, Radio 24 e tante ma tante altre…

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Certe volte mi fermo a pensare e ad osservare le modifiche tecnologiche che si sono susseguite nel mondo della radiofonia e nel mondo della produzione musicale o del djing.

Sopratutto nel mondo dei disc jockey le innovazioni tecnologiche hanno portato moltissimi malumori e qualche ragione di contentezza. I DJ della vecchia guardia lamentano il fatto che adesso sia possibile per chiunque intraprendere questa strada, non avendo cura di qualità e capacità di mixing manuale.

Secondo la vecchia guardia è assolutamente necessario per potere essere definito un vero dj, sapere utilizzare vinili, cdj e non utilizzare l’autosync. Tutti quelli che non sanno fare queste cose sono soltanto dei bimbominkia.

Mi schiero controcorrente, io non penso affatto sia così.

Parliamoci chiaro, la tecnologia contribuisce giorno dopo giorno a rendere semplici ed automatizzate sempre più operazioni considerate sino a ieri manuali.

Questo è un male? Non penso, basta sapersi modellare al cambiamento.

Quando parlo di questo concetto con qualcuno mi sento spesso rispondere che si deve essere pronti a saper fare tutto senza l’ausilio della tecnologia ma signore e signori la tecnologia non sparisce da un giorno all’altro, e se sparisse avremmo qualcosa di più importante da curare che non un dj set.

Per cui ben venga l’ausilio tecnologico, per favore non lamentatevene. Le oligarchie di mestiere purtroppo o per fortuna presto spariranno in tutti i campi, dato che conoscenza e fattibilità delle cose verranno rese più accessibili alla popolazione.

Vi immaginate se qualcuno avesse preso Archimede per bimbominkia perchè non era in grado di sollevare una nave tramite organizzazione di un manipolo di dieci uomini ma lo faceva con un braccio tramite le carrucole? Alcuni gli avrebbero contestato che non conosceva l’ingegneria navale tradizionale.

Con questo voglio anche fare notare, per spezzare una lancia nei confronti dei dj vecchio stile, che la maggior parte delle persone si improvvisa disc jockey con strumenti tecnologici non riuscendo a creare un prodotto di qualità e senza studiare. Questo si che non fa di lui un vero dj. Se fa delle serate prendetevela con i proprietari dei locali, interessati soltanto alle persone che partecipano alla serata trasformando i dj in PR.

Come ho ripetuto molte volte nel mondo della web radiofonia, il mezzo non conta e non fa della persona un professionista.

Conta la qualità del risultato e l’impressione dell’utilizzatore. Per cui se sono in grado di realizzare una serata valida, con musica mixata adeguatamente e con la gente che si è divertita, chi sei tu per dire che io non sia un dj perchè utilizzo un computer?

Nel mio mondo, quello delle web radio, ho vissuto lo stesso problema.

Quando si sono sviluppate le web radio browser driven come spreaker o radionomy, mi ci sono scagliato abbondantemente contro. Poi mi sono accorto che non potevo svuotare il mare con un cucchiaino. Molte radio che non utilizzano prodotti convenzionali come regie standard, lettori, processori audio e studi insonorizzati comunque realizzano prodotti di buona qualità.

Questo fa di loro delle radio di serie B? No, assolutamente.

Quello che fa di una radio un prodotto di serie b è la superficialità, la scarsa cura dei particolari e l’inesperienza, oltre che la resa uditiva, ma non certo il fatto che si utilizzi un citofono, piuttosto che shoutcast, piuttosto che un trasponder, piuttosto che spreaker.

Opporsi al cambiamento è sempre controproducente, come disse Tancredi Falconeri, personaggio del Gattopardo al quale mi sono ispirato per attribuire il nome a mio figlio:

Se vogliamo che tutto rimanga com’è, occorre che tutto cambi.